Per augurarvi buone vacanze!

Ciao a tutti!!!

Questo post sarà breve ma, spero, intenso 🙂 . Quello che vorrei condividere con voi oggi, per salutarvi prima delle vacanze e darvi appuntamento a settembre, è l’importanza delle motivazioni in tutte le attività che facciamo, siano esse lo sport, il lavoro o la vita privata. Che si tratti di diventare il più grande campione di uno sport, un bravo professionista, un genitore, un amico o un compagno migliore, la cosa davvero necessaria sono le motivazioni.

Tutte le teorie di questo mondo secondo me non potranno mai arrivare a spiegare fino in fondo l’importanza, la profondità e a volte perchè no, anche la pazzia di certe motivazioni che ci portano a perseguire quello che facciamo! Questo aspetto, la follia, nelle motivazioni che ci guidano, l’ho intuito oggi, guardando il docufilm Fastest su Valentino Rossi, uno dei più grandi piloti di moto di tutti i tempi. Non parlava solo del campione di Tavullia, ma comprendeva interviste a tanti altri piloti, con immagini delle più avvincenti gare motociclistiche degli ultimi 15 anni. Bello. Bello ed interessante, perchè mi ha fatto capire che nonostante tutto ciò che la vita ti pone davanti, le difficoltà, gli infortuni, le cadute, le sfortune… l’importante è riconoscere la proprie motivazioni interiori, ciò che ci guida profondamente a raggiungere i nostri obiettivi.

Lo ammetto, inizialmente pensavo che i piloti fossero dei pazzi: mettersi su quelle moto così veloci, così pericolose… ma pian piano sto capendo che tutti siamo un pò folli quando abbiamo un sogno, un desiderio da inseguire. O almeno tutti dovremmo esserlo, perchè avere un sogno ed inseguirlo genera motivazione e quindi, in buona sostanza, da un senso alla vita. Il senso della vita dei grandi campioni, come Vale e tutti gli altri, è fare quello per cui sono nati, possiamo dirlo e non si curano se mettono in pericolo la loro vita, perchè l’importanza del desiderio per loro, va oltre questo.

Avevo detto che sarei stata breve e quindi ora vorrei salutarvi ed augurarvi buone vacanze con questo video, sperando che a settembre troverete tutti le motivazioni per ricominciare alla grande il nuovo anno lavorativo!

Buone vacanze a tutti!!!

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Lo sport che non fa bene: notizie dal mondo

Ciao a tutti!!!

Cercherò oggi di sfatare il mito per cui “lo sport fà sempre bene”, portando delle dimostrazioni per cui questa frase non è propriamente corretta, utilizzando alcune notizie degli ultimi giorni:

what-to-wear-when-jogging-2#1: Indagine di Eurobarometro sulla pratica sportiva europea (fonte europa.eu/rapid/press-release), più della metà dei cittadini europei (il 59%) non fa mai esercizio fisico o sport o ne fa poco e mentre il 48% svolge almeno una volta a settimana una qualche forma di attività fisica, il restante 62% non fa nemmeno quella (quindi non porta nemmeno il cane a fare una passeggiata?! Bisognerebbe capire meglio cosa si intende per “una qualche forma di attività fisica”!). Per gli interessati consiglio di visitare la pagina dedicata, nella quale è anche possibile scaricare il documento Special Eurobarometer: Sport and physical activity” disponibile online, di leggere il commento di Androulla Vassiliou, Commissaria europea responsabile per lo sport e di consultare le news sul Programma Erasmus+, che nel periodo 2014-2020 si pone l’obiettivo di investire in educazione, formazione, giovani e sport.

#2:Germania, la depressione fa un’altra vittima: suicida Biermann” : questa triste notizia riporta l’attenzione sull’importanza diimages (1) assistere gli atleti non solo al termine della loro esperienza sportiva, ma specialmente durante per monitorare il loro stato di salute mentale durante la carriera. Il fatto mi permette di fare riferimento ad un libro che ho da poco finito di leggere (“This is me: Ian Thorpe”) e ad una notizia anch’essa di pochi giorni fà riguardo al grande campione delle piscine. Nel libro e nelle più recenti interviste Ian dichiara di aver a lungo combattuto contro il brutto male della depressione, compagnia che lo ha accompagnato per tutta la sua carriera, ma che non gli ha impedito di infrangere record (spesso stabiliti da lui stesso) e gareggiare ai più alti livelli dello sport. La sua condizione però lo ha anche portato a abbandonare il nuoto professionistico, anche perchè, per sua stessa ammissione “Preferivo non condividere i miei problemi con altre persone; non volevo che qualcuno sapesse che ero infelice […] Rifiutavo un confronto, poiché la mia vita è un sogno per gli Australiani […] Non sapevo se l’Australia volesse che il suo campione fosse gay. Ma ora mi sento a mio agio nel dirlo al mondo e spero sia d’incoraggiamento per altri”. Non sappiamo, perchè non viene riportato, quale sia stato il motivo scatenante della depressione del povero Andreas Biermann, ma sappiamo che la sua è stata una lunga storia clinica ed aveva già tentato il suicidio altre volte. Ora, mi viene da pensare che forse Andreas non è stato sufficientemente seguito da professionisti specializzati in questi disturbi nel mondo sportivo, o forse il problema è stato sottovalutato, ma queste non sono valutazioni che si possono fare senza conoscere a fondo la sua storia. Da quel che possiamo leggere sulla stampa i commenti (“Ha combattuto a lungo e coraggiosamente contro la sua malattia, ma non è riuscito a vincere la battaglia”) suggeriscono che sia stata una battaglia piuttosto solitaria: le parole dell’allenatore danno l’impressione di quanto i problemi degli sportivi siano considerati “loro” (inteso come degli atleti), non “nostri” (inteso come Società).

THSHK_ARMSTRONG_OP_1333382f#3: Il caso Armstrong: ultimo di questa breve raccolta di lati più spiacevoli dello sport (e ce ne sarebbero molti altri!), un articolo nel quale viene sottolineato il fatto che il ciclista, trovato positivo ad alcune sostanze proibite, potrebbe essere stato coperto per la maggior parte delle sue stagioni di gloria, dai dirigenti della sua società. Questa notizia finalmente scopre un aspetto del doping che nemmeno la normativa WADA (World Anti Doping Agency) riconosce come effettivamente reale, ossia il fatto che lo sportivo non assume mai sostanze illecite da solo, ma ci deve per forza essere la collaborazione di qualcuno in questo suo gesto.

Queste tre notizie, su cui si potrebbe stare molto più a lungo e in modo più approfondito, portano l’attenzione su temi rilevanti oggi nel mondo sportivo: la necessità di diffondere lo sport e l’attività fisica in generale come pratica salutare e consueta, la necessità di assistere gli atleti durante le carriera dal punto di vista psicologico e la necessità di creare una maggiore responsabilizzazione delle Società Sportive verso il tema dei comportamenti illegali. Tutti temi di grande portata e di grande interesse, sui quali dovrebbe incentrarsi l’azione di noi psicologi e di tutti gli attori del mondo sportivo nel corso dei prossimi anni. 

Lo sport a portata di clic!

Ciao a tutti!!!

Quando si dice che i Social Network servono solo a distrarre o diminuire la produttività al lavoro o ancora a impigrire la mente non si ha propriamente ragione… la risposta (da buona psicologa!) è: dipende! Dipende da come li si utilizza… un esempio di un buon impiego dei Social è utilizzarli per seguire le pagine di Enti, Aziende, Comuni, ecc, perchè in esse si trovano spesso notizie di eventi e iniziative (sportive e non) di cui normalmente non si verrebbe a conoscenza e che ci possono invece aiutare nella vita di tutti i giorni o nel lavoro (o in entrambi!).

Un buon esempio di questo tesi l’ho avuto stamattina, quando, navigando in Facebook, mi imbatto nella notizia pubblicata dalla pagina del Comune di Milano (Comune di Milano/Benessere e Sport) riguardante la creazione di una mappa ad opera del Comune stesso, che raccoglie i luoghi pubblici milanesi ove è possibile praticare attività fisica e sportiva all’aperto e liberamente, senza alcun costo! Mi sembra un’ottima idea e invito tutti a consultarla, milanesi e non. Vi spiego meglio perchè penso sia una buona iniziativa… download (1)

Secondo me questa, nel suo piccolo, è un’ottima idea per chiunque voglia praticare dello sport senza troppo impegno e soprattutto spendere troppi soldi in costose palestre o centri fitness, ma anche per i giovani in cerca di un luogo dove passare i pomeriggi estivi, cimentandosi in attività nuove sia per loro, che per la cultura sportiva italiana (ci sono moltissimi spazi dedicati al parkuor, c’è un campo di baseball, diversi skateparkben due campi da rugby, un campo di agility dog e tre slakline, sport che mi è, per ora, oscuro!), ed infine si trovano spazi dedicati agli anziani, attrezzati per il gioco delle bocce!

Pare che il Comune abbia pensato proprio a tutti, dato che ha compreso nel censimento degli spazi free non solo campi di calcio e basket (questi ultimi in netta maggioranza rispetto a quelli di calcio…!!), ma anche gli sport più diversi e innovativi. Questo secondo me si può leggere come una buona notizia per lo sport a Milano, città spesso tacciata di essere priva di spazi liberi o dedicati allo sport, o che viene vista come la “città del lavoro” e non dello svago. Invece penso che questo censimento metta proprio in evidenza come invece la città abbia una grande ricchezza di spazi totalmente free e che tutti possono sfruttare a proprio piacimento e che sia molto proiettata verso i “nuovi sport urbani”!

downloadUn pensiero che mi viene ora riguarda la ricchezza che questi spazi potrebbero rappresentare per le società sportive delle diverse zone di Milano, che potrebbero utilizzarli ad esempio per promuovere le loro attività, o ancora per i centri per i giovani, che potrebbero sfruttarli per avvicinarli allo sport senza costi eccessivi, senza contare le iniziative dedicate alla terza età (fascia che sta sempre più aumentando nella società e che porta con se delle richieste anche in ambito sportivo/dell’attività fisica) e le possibili iniziative dedicate agli sport emergenti… insomma, quel che non si dice nel censimento, ma che sarei curiosa di capire è se e come questi spazi vengono utilizzati. Non credo basti dire: “questo posto esiste, usatelo”, ma sarebbe importante a mio avviso, creare delle iniziative che avvicinino le persone a questi luoghi e, di conseguenza, allo sport! 

Il ricordo infine va ad un’altra città che ho visitato pochi mesi fà, proprio in un’ottica sportiva, che è Barcellona, dove ero rimasta affascinata dalla quantità di persone che praticano sport in spazi pubblici!

Eccovi quindi il link a quello che ho chiamato “Censimento dello sport free a Milano”   

https://mapsengine.google.com/map/u/0/edit?hl=it&authuser=0&mid=zEos9zfTkD6w.kGoLDSiF6B4A

Per chiunque abbia notizie di iniziative simili in altre città o di come questi centri sportivi a cielo aperto vengono utilizzati, fatemelo sapere… sono curiosa di capire meglio il fenomeno!

Il bello del calcio in Italia

Ciao a tutti!!!

Vi starete chiedendo… ma sei impazzita?! Parlare del bello del calcio italiano dopo che siamo stati appena eliminati nella fase a gironi dell’evento calcistico più importante a livello mondiale?… Ebbene, non è di questo che voglio parlare! Sono convinta che in Italia ci siano già abbastanza CT che in questi giorni si stanno occupando di passare al setaccio ogni minimo nanosecondo di ogni singola partita per individuare in quale preciso istante sia stata decisa la nostra eliminazione dal Mondiale brasiliano 2014, quindi dirigerò il mio post su altri aspetti, del tutto collaterali ma piacevoli, di questa seppur breve esperienza.

Sapete qual’è quindi la cosa che più mi è piaciuta di questo Mondiale di calcio? Guardare la partita in Università! Avete capito bene… in Università! Alle ore 18 di venerdì 20 giugno mi trovavo per caso in Università e mi arriva un messaggio da una amica che lavora in Dipartimento di Psicologia con scritto: “Ele, stanno guardando la partita in un’aula dell’Uni! Si sente l’Inno italiano!”… e in effetti era proprio così!!! In un’aula interrata dell’Università, della capienza di circa 300 posti, i due mega schermi che solitamente proiettano le slides dei docenti quel giorno proiettavano la partita dell’Italia con volume al massimo! Nell’aula stavano assieme studenti, professori, personale di servizio (che tecnicamente avrebbe dovuto sorvegliare che gli studenti non facessero casino… praticamente si occupavano di tifare la Nazionale! Quale turno migliore?!). Allo scattare dell’Inno italiano quindi il nugulo di persone presenti si era messo a cantare a squarciagola, a battere le mani sul tavolo alla fine e a intonare cori a supporto degli Azzurri, sebbene fossero a migliaia di Km di distanza… Un momento della partita in aula

Questo intendo quando parlo del bello del calcio italiano… persone che solitamente sono divise (da una cattedra, da una divisa, da un esame…) che si fermano, indossano la stessa maglia, lo stesso tifo, cantano assieme le stesse parole, incitano la stessa squadra e insultano lo steso avversario (eh vabbè, ci stà… è lo sport!). Questo è il bello che il calcio sa creare: unione tra persone! Non c’era una persona in strada fuori dall’Università, tanti negozi in strada tenevano le porte chiuse e all’interno si intravedevano mega schermi che proiettavano la partita e i dipendenti assiepati attorno, oltre a piazze dotate per l’occasione di mega schermi e gremite di gente, passanti, lavoratori ma anche persone che vi si sono recate appositamente per tifare la Nazionale tutti insieme, anzichè guardarla da soli in casa.

Il bello del calcio è che, nel bene o nel male per qualche ora, per quei 90 minuti, ci unisce, come nessun altra cosa riesce a fare.

Lo sport non è poi così impopolare in Italia. Forse è solo una questione di modelli di riferimento.

Evento: Presentazione della ricerca vincitrice del Premio Alberto Madella 2013

Ciao a tutti!!!

Vorrei segnalarvi un interessante evento che si svolgerà Lunedì 23 Giugno, alle ore 19.00, presso la sede regionale del CONI Lombardia (via Piranesi 46, Milano). Si tratta della presentazione della ricerca vincitrice del Premio Alberto Madella 2013, dal titolo «Group Coach Leadership Questionnaire (GCLQ): la leadership in un’ottica costruttivista».

La ricerca è stata svolta dal dott. Patrizio Pintus e dalla dott. ssa Elisa Morosi, colleghi e Psicologi dello Sport.

La ricerca è frutto di alcuni anni di sperimentazioni durante i quali i due ricercatori hanno potuto creare e validare un questionario semplice e intuitivo per valutare la Leadership negli sport di squadra.

L’evento è particolarmente importante poichè il premio A. Madella è uno dei  premi di ricerca più importanti che il CONI assegna annualmente attraverso un bando rivolto a professionisti, studenti, docenti della Scuola dello Sport, delle Scuole Regionali di Sport, di qualsiasi Facoltà Italiana e di qualsiasi Ente che opera nel campo sportivo nazionale. Capirete che la portata della vittoria di questo premio è particolarmente importante ed ambita!

Chi era Alberto Madella? Un ricercatore e un uomo che attraverso la sua continua attività di ricerca nell’ ambito dello sport ha lasciato un enorme patrimonio culturale e scientifico all’Italia ed al CONI, e scomparso prematuramente pochi anni fà. La Scuola dello Sport del CONI ha voluto quindi onorare la sua memoria istituendo questo premio dedicato a lavori di ricerca.

In qualità di collaboratrice  della Scuola dello Sport della Lombradia ho il piacere di invitarvi tutti a partecipare a questo evento, di sicuro interesse per chi si occupa di Psicologia e Sport!

Chiunque fosse interessato a partecipare, mi scriva un commento a questo post, sarò lieta di dare tutte le informazioni necessarie e di registrare la vostra presenza, così da organizzare tutto al meglio. Sotto trovate l’invito ufficiale all’evento, con ulteriori informazioni.

Invito incontro 23 giugno

 

 

Una lunga pausa formativa

Ciao a tutti!!!

Alle volte mi sento come quegli sportivi che fanno finta di ritirarsi dall’attività ad alti livelli e poi tornano sulle scene come se non avessero detto nulla! Non mi stano molto simpatici generalmente e mi spiace dare questa impressione di me…

In questi tre mesi di assenza ho fatto un pò di esperienze nuove e mi trovo oggi in un periodo particolare della mia vita: tra due giorni avrò l’Esame di Stato per completare finalmente la mia formazione universitaria di Psicologa ed iniziare così serenamente un nuovo percorso professionale. Non tanto perchè un esame sancisca se una persona è o meno psicologa, quanto per terminare un ciclo di studio e potermi dedicare ad altro senza più questo assillo. Ad esempio: dedicarmi al Master che sto frequentando (Sport e Intervento Psicosociale, presso l’Università Cattolica di Milano), allo stage che questo Master mi ha offerto e costruire quello che spero potrà diventare (spero!) pian piano il mio futuro lavorativo.

Già in queste poche frasi sono racchiuse moltissime cose su cui si potrebbe stare a parlare per ore: l’Esame di Stato e la sua validità ai fini della professionalità, la formazione post laurea, il lavoro per noi giovani professionisti, che siamo un pò a metà fra l’essere professionisti sulla carta,  ma ancora di fatto bisognosi di esperienza e formazione per diventarlo a tutti gli effetti. Un pò mi ritorna in mente quella strana sensazione di “ne carne ne pesce” adolescenziale… e non è un bel paragone! Scherzi a parte, non è ovviamente la stessa situazione, perchè ora sappiamo (almeno in linea di principio) cosa siamo: Psicologi, ciascuno col proprio indirizzo e la propria forma mentis impostata, ma ancora desiderosi (e bisognosi) di imparare, soprattutto mi sento di dire che sono desiderosa di apprendere come agire nelle diverse situazioni sociali che incontrerò. Certo l’Università è un bacino di sapere veramente infinito, se si riesce a sfruttarlo a dovere, ma è anche molto autoreferenziale, chiusa, un pò un mondo protetto in cui i giovani studenti apprendono ma non si scontrano col mondo reale. Poi quando ci arrivi al mondo reale capisci che è diverso, difficile, ma anche sfidante! Questa è l’impressione che voglio tenermi a mente di questo primo periodo post studi universitari, che mi sono costruita grazie al tirocinio e grazie allo stage del Master (sebbene ancora molto in fase embrionale).

In questo post la parte più “Psico” del Blog ha preso il sopravvento su quella più “Sportiva”, ma a breve vorrei aggiornarvi sulle tante esperienze di cui vi ho parlato in apertura… un piccolo assaggio? Il Convegno Nazionale di Psicologia dello Sport a Rovereto e un Convegno di Sport ed Etica tenutosi al CONI Lombardia 🙂

A presto e a tutti i futuri psicologi che affronteranno l’EdS… in bocca al lupo!

Quale educazione?

Ciao a tutti!!!

E’ di qualche giorno fa la notizia di una coppia di genitori che obbligava il figlio di 14 anni a prendere integratori e sostanze non adatte alla sua giovane età, per spingerlo ad andare più forte a nuoto. Alla coppia è stata tolta la patria potestà dal ragazzo, che accusava spesso malori e altri sintomi, che evidentemente hanno preoccupato qualcuno a tal punto da indurre una denuncia. Oppure qualcuno sapeva e non voleva rivelare, o ancora il ragazzo può averlo confessato a qualche amico… chi lo sà, ma rimane la gravità estrema del fatto. Già, ma fermiamoci a riflettere: da quale punto di vista è grave il fatto? Dal nostro certo, che aborriamo un’azione di questo tipo, ma dal punto di vista dei genitori quello era un atto d’amore. Un amore sconfinato per il figlio… e per se stessi, per la propria (vana) gloria, perchè per loro non c’era nulla di più bello e appagante che avere un figlio campione. Si, certo, ma a quale costo? Non c’è probabilmente qualcosa che questi genitori non avrebbero fatto per il figlio, per aiutarlo in qualunque modo a essere migliore.

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Me è questa educazione? Lo sport è portatore di questi valori? No, certo. Ma se questi genitori sono arrivati a tal punto, significa che anche qualcosa nella società li ha portati a fare questo, a pensare che va bene qualsiasi mezzo per arrivare al successo e non importa il dopo, non importa se si rischia di rovinare la vita. Quello che importa è arrivare ed essere qualcuno. Questo, forse, è il messaggio che insegna la società oggi, ma non è su questi valori che dovrebbe posarsi l’educazione, prima di tutto, ma anche la crescita e la formazione sportiva dei giovani. Se educhiamo al fatto che bastano delle scorciatoie per arrivare al risultato, questo sarà ciò che i giovani faranno nel resto della loro vita, senza invece capire il valore dell’impegno e della dedizione in ciò che si fa, sia esso il panettiere, il calciatore, l’impiegato o il direttore di banca.

Non solo lo sport è dedizione, costanza e fermezza nei propri obiettivi, ma tutta la vita. Se sosteniamo che lo sport è palestra di vita, allora dobbiamo allenare alla vita vera e non a quella dei sogni, delle scorciatoie e delle scuse. La responsabilità in primis viene dalla famiglia, dagli allenatori, dai dirigenti delle società sportive e dei membri delle Federazioni, perchè l’educazione sportiva dei giovani sia improntata a recuperare quel contatto con la realtà che sembra sia stato perso.